Mikogo · Jun 26, 06:11 PM

Mikogo in unione con Skype è una coppia di strumenti essenziale per lavorare in rete mac/win condividendo applicazioni.
E’ un ora che Stefano è in meeting con gente sparsa in Europa e sta lavorando come se fosse riunito ad 1/100 del costo di un meeting reale, con qualità e concentrazione infinitamente superiori (no distractions).
Unica pecca: parla un po’ troppo ad alta voce :)

— marco

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To Whom It May Concern... · Jun 26, 05:31 PM

Il blog è rimasto down per un po’ a causa di uno (o più) hacker che ha cercato di usare il server come relay per i suoi comodacci.
Chissà dov‘è finita la netiquette…
Cos‘è la neti-che?
Forse vale la pena di rileggerla: qui e qui

— marco

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Il middleware è morto? Viva il Middleware! · May 19, 04:49 PM

Mi segnala Dariush:
RFID Middleware is Extinct. The Intelligent Sensor Network is Born.

La complessità si sta spostando da device stupidi a device (AKA reader) sempre più intelligenti.
Cambia il ruolo del middleware.

— marco

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Tempi duri per i falsari... · May 11, 11:29 AM

Un tribunale olandese ha dato ragione ai ricercatori della Radboud Universiteit di Nijmegen: il prossimo ottobre potranno presentare al convegno sulla sicurezza informatica Esorics (European Symposium on Research in Computer Security), a Malaga, le conclusioni del loro studio sulle falle scoperte nei chip Rfid MiFare Classic prodotti dalla Nxp Semiconductors (una vicenda che Rfid Italia aveva seguito)... (qui il resto dell’interessante aricolo su RFId Italia

Tempo fa si parlava anche dei cestini della pattumiera alleati dei terroristi: un reader installato nel cestino che attiva una bomba se per caso un suo target (il solito americano con passaporto taggato in tasca) si avvicina a 10 cm ….

In metropolitana si vedono gia’ orde di ragazzini che con pc portatile e lettore mifare inseguono a 5 cm di distanza dal portafogli gli ingari abbonati per alcuni minuti (il tempo necessario per crackare lil microchip).

Riportiamoci con i piedi in terra: nel portafogli ho una carta mifare di BikeMi. Se non la estraggo, vista la confusione di carte varie e ammenicoli da portafoglio, non risulta leggibile.

Quindi: in teoria è vero, ma in pratica è molto più facile e veloce sbirciare (con gli occhi o con l’ausilio di un telefonino + fotocamera) il n. di una carta di credito che copiare (pur con tutte le falle di questo mondo) un chip mifare.

Quindi propongo un doppio brindisi: uno alle card RFId in generale, in quanto aumentano al sicurezza di molti ordini di grandezza, e uno ai bravi ricercatori, in quanto consentiranno di aumentare ulteriormente la sicurezza delle stesse carte in futuro…

Tempi duri per i falsari!

— marco

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Voglio un politico cosi'... · Jan 24, 07:48 PM

Voglio un politico cosi’, che sappia fare un piano energetico, capisca cosa sono i mezzi di comunicazione e la rete. Che sia giovane e sveglio e capisca cosa dice. E sappia riconoscere ed affrontare le emergenze come farebbe chiunque è abituato a lavorare veramente.
Sembra troppo? Al diavolo destra e sinistra.

Riusciamo a fare una legge per rottamare i nostri decotti politici?

Vale proprio la pena di sentirlo… qui

— marco

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A proposito dell'anno nuovo · Jan 1, 11:34 AM

Anno nuovo, argomenti vecchi.

Due notizie apparentemente scorrelate. Ma solo apparentemente.

Commento:
Non capisco perche’ i signori Agnelli & C. che hanno spostato negli ultimi 100 anni fortune all’estero nelle varie loro cassaforti, debbano chiedere sempre soldi allo Stato (cioe’ a noi).
Se vogliono investire, che mettano mano al loro portafoglio: di soldi ne hanno a montagne. Altrimenti che falliscano. Arriveranno imprenditori giovani e piu’ illuminati.
Se fossero davvero intelligenti, avrebbero gia’ da tempo investito in veicoli alternativi (e di alternative i giapponesi ci hanno dimostrato che ce ne sono molte).
Mi sento di dire proprio BASTA con i regali di stato alla casta degli Agnelli (& amici).

Idea:
Nessuno ha mai sentito parlare del motore magnetico? Date un occhio qui: Motore Magnetico
L’idea “sottostante” è semplicissima: dei magneti permanenti messi in cerchio e orientati verso il centro come una girandola, producono un campo costante in grado di far girare (gratis) un rotore composto pure da magneti permanenti.
Ma il bilancio energetico come funziona? Be’, sembra che funzioni. Ci sto studiando.

Per assurdo..
Ragioniamo per assurdo, come si faceva per dimostrare certi teoremi di matematica. Ipotizziamo per assurdo che si riesca veramente a mettere a punto un motore magnetico che sia in grado di generare corrente per alimentare un’abitazione o caricare una batteria per muovere indefinitamente un autoveicolo (un amico ne ha già costruiti 5 tutti funzionanti in grado di generare 5KW).
Ipotizziamo inoltre di iniziare a retrofittare veicoli di piccole/medie dimensioni (renault twingo, punto, etc.).
Se ciò fosse vero (emissioni 0, costo di rifornimento 0) cosa succederebbe?
Ecco alcune riflessioni volanti:

Quindi? Investiamo e sviluppiamo il motore magnetico? O qualcuno è disposto a “sparare” pur di evitare che gli equilibri (o i disequilibri) attuali si rompano?

— marco

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Scrive Vittorio ... · Oct 28, 01:21 PM

E’ un commento ad un post ma vale la pena di elevarlo a post:

‘spazi’: caro marco,
non noti che gli ‘spazi’ son stati cartesianizzati
tanto che: x i ns figli
non resterà libertà ?
Vittorio.

— marco

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Intervista AICT · Oct 28, 12:59 PM

Il 14 ottobre al Poli mi hanno chiesto di coordinare la tavola rotonda del convegno sui Sistemi Informativi Pervasivi.

(qui il link alla minuta della mattinata)

Hanno partecipato / erano presenti persone interessanti, tra cui Cosimo Comella (per il Garante per la privacy), Carlo Zaniolo (UCLA), Dino Pedreschi (UniPisa)...

Ho voluto dare un taglio giornalistico alla tavola rotonda, per non fare addormentare i partecipanti (pochi ma buoni) con tecnicismi magari scontati, visto il livello dell’audience.

Ha funzionato. Dal coinvolgimento è emerso, tra le altre cose, che nel protocollo GSM è prevista l’attivazione del microfono del telefonino da parte dell’operatore. Per motivi di sicurezza. Questa proprio non la sapevo. Che si potesse spiare si, ma che fosse presente un’API al livello basso del protocollo no.

Mi informo meglio, documento l’API e ci ritorno su.



Di seguito, l’intervista sui sistemi informativi pervasivi che mi hanno fatto gli amici di AICT.

Egr. Dott. Locatelli, cosa si intende precisamente per “sistemi informativi pervasivi”?

I “sistemi informativi pervasivi” nascono grazie a Internet. La rete di computer è stata integrata negli anni con sensori. I sensori (the Internet of Things) sono i POS dove si paga con il bancomat o la carta di credito, i telefoni cellulari, le telecamere che sono proliferate solo grazie alla possibilità di trasmettere su rete IP le immagini in movimento, i tag RFId, ma anche intere filiere produttive, dove i prodotti vengono elaborati e movimentati secondo principi di tracciatura elettronica.

-) Ci può illustrare qualche esempio?

Un esempio che abbiamo tutti sottomano è la telefonia cellulare. Il telefonino è un tag RFId, è un computer, è una macchina fotografica, insomma ricorda molto il “tricorder” del capitano dell’Enterprise Kirk. Il telefonino consente la localizzazione con precisione variabile mediante triangolazione sulle celle telefoniche, mediante scanning delle reti wi-fi e mediante gps. Inoltre, siccome ogni telefonino è più complesso di un Pc di inizio secolo, il sistema operativo e la rete consentono potenzialmente effrazioni di dati sensibili.

-) Quali sono le opportunità che offrono tali dispositivi agli utenti finali?

Le opportunità sono proporzionali alla complessità, che è cresciuta esponenzialmente con la rete in questi anni. E’ possibile integrare intere filiere semplicemente utilizzando componenti disponibili “out of the box”. Le opportunità sono notevoli, in quanto consentono efficientamento ed aumento della consapevolezza rispetto al business. Tutti fattori competitivi oggi sempre più necessari.

-) Qual è lo scenario di queste tecnologie in Italia, soprattutto alla luce della normativa sul trattamento dei dati scambiati?

In Italia la normativa relativa alla riservatezza ed in particolare al trattamento dei dati sensibili, è a mio parere eccellente. E’ equilibrata, tutela l’end user senza fornire aggravi a chi deve trattare i dati.
Il vero problema è la mancanza di consapevolezza dei possibili utilizzi della tecnologia da parte delle PMI italiane. Basta pensare alla tecnologia RFId, diffusissima negli USA ed in Germania ma ancora incompresa dai nostri imprenditori: Nemmeno l’acronimo è chiaro: RFchè?

-) E in Europa?
La Germania, che implementa le tecnologie a tutti i livelli, è la nazione che sta reggendo l’Europa in un periodo di crisi globale come stiamo vivendo.
Solo un esempio: in BMW tutti i veicoli e tutte le operazioni di assemblaggio sui veicoli sono tracciate mediante la tecnologia RFId Ultra Wide Band. Alla fine della linea produttiva sanno esattamente se una particolare operazione di avvitatura non è stata eseguita o eseguita parzialmente, in automatico. In FIAT tutte le operazioni sono tracciate mediante fogliettini di carta che alla fine non consentono di gestire la qualità sui veicoli.

-) Quali sono le principali conclusioni emerse in occasione del convegno organizzato dall’ AICT a Milano il 14 ottobre scorso?

Le conclusioni hanno ruotato attorno a due concetti: Etica e Consapevolezza. Etica nell’operare. E’ sufficiente ricordare lo scandalo Telecom delle intercettazioni della gestione Tronchetti per capire cosa non è etica. Consapevolezza nell’utilizzo degli strumenti offerti dalla rete: i dati se correttamente organizzati e quindi resi anonimi in termini intrinseci, consentono di estrarre una quantità di valore altissima. Ma se non c‘è consapevolezza, si possono causare o consentire dei danni collaterali, anche non volendolo.

RingraziandoLa davvero per la cortese disponibilità, Le invio i miei più cordiali saluti.

— marco

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Intelligent Tag Radar · Sep 23, 05:57 PM

E’ estremamente interessante.

Fondamentalmente è un applicativo che legge la potenza con cui un tag risponde e ne misura la derivata prima e seconda.
L’idea di Alien Intelligent Tag Radar è un po’ l’uovo di colombo.
Consente di disambiguare tra tag su di un nastro trasportatore, nonché di verificare la velocità e la direzione di transito.
Lo spazio ad applicazioni “spaziali” è aperto!

— marco

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Luftverschmutzung: Scie Chimiche settembrine · Sep 10, 04:08 PM

In questi giorni stanno esagerando:
su Milano è un proliferare di scie chimiche senza fine.
Sarà che dall’ufficio si vede parecchio cielo.
Sarà che il sereno e la luce di taglio di questi giorni di fine estate contrastano il cielo.
Ma ogni volta che alzo gli occhi al cielo: scacchiere di scie.
Antenne di scie.
Ogni tanto una curva.

Ieri parlandone brevemente con Mario in ufficio, ci è venuto in mente simultaneamente: forse l’abbiamo veramente fatta troppo grossa? Con CO2 e altre schifezze che ci stanno surriscaldando? E gli “amici” USA che stanno tentando disperatamente di raffreddare l’irraffreddabile? Per poter continuare a scaldare?

Comunque loro continuano a sporcare: luftverschmutzung, sporco nell’aria…


(scacchiera vista dal terrazzo di casa a Nord il 29/08/08 verso sera)


(Una Y nel cielo di piazza Cordusio, tornando a casa in bicicletta l’8/09/08)


(Scacchiera dal terrazzo dell’ufficio ieri mattina 10/09/08)

Cosa c’entrano le scie chimiche con la radiofrequenza?

Scie chimiche

— marco

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Captcha · Aug 17, 11:14 PM

Ho finalmente aggiunto (su suggerimento di Stefano) i captcha alla funzione “commenti” del blog.
Siccome lo spam era esagerato, ho dovuto attivare il flag di moderazione dei commenti, ma poi mi dimenticavo regolarmente di spuntare la lista…
Ora tutto andrà in automatico :)

Addendum: reCaptcha consente di digitalizzare testi antichi

— marco

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Ecopass e MilanoSemplice · Aug 17, 08:23 PM

Tempi di vacanza, di camminate in montagna e, quando piove, di amministrazione domestica.
Tra i fogli compare una famigerata multa ecopass arrivata da poco.
Intestata a me, senza dubbio.
Alle ore 10 del 29 febbraio.
Guardo sull’agenda: ero dall’avvocato.
C’e’ un foglio che dice: per essere certi che non si tratti di un errore, andare sul sito del Comune di Milano, individuare “multasemplice” e controllare la fotografia.
Quanto siamo avanzati! Sono proprio contento.
Bisogna registrarsi.


Sorpresa sorpresa: i dati sono inviati a nientemeno che Bill Gates in persona: a windows live!!!! Il Comune di Milano però garantisce un’attivazione della login in 24 ore e che, per protezione della riservatezza, la data di nascita non sarà inviata a Microsoft: tutto il resto si!
Che tristezza: a Milano non siamo nemmeno in grado di far funzionare un server LDAP o similare per le utenze, ma dobbiamo inviare i ns. dati (tranne la data di nascita) in America per poter accedere ai servizi locali.

Domanda: è compatibile con la legge sulla riservatezza (pardon privacy) inviare dei dati comunque sensibili (anche se privati della data di nascita) su server di cui non si è sicuri di come vengono trattati?

Buon ferragosto.

— marco

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Il wikipediano (insomma) · Jul 21, 07:42 PM

Riporto dalla newsletter di Giorgio Monteforti:

Milioni di cervelli all’opera di CLAY SHIRKY

Tempo fa mi è tornata in mente una cosa che avevo scoperto all’università: uno storico britannico sosteneva che il vero motore, all’inizio della rivoluzione industriale, era il gin. Il cambiamento dallo stile di vita contadino a quello urbano era stato così brusco che l’unico modo per sopravvivere era bere fino a stordirsi.

Le biblioteche pubbliche, le scuole, i musei e tutte quelle cose che ci piacciono tanto e che oggi associamo alla rivoluzione industriale, sono nate in un momento preciso: quando le persone si sono riprese dalla sbronza collettiva e hanno capito che il fatto di essere in tanti non rappresentava un problema, ma un vantaggio. Hanno cominciato a vederlo come un enorme surplus civico, qualcosa che potevano pianificare.

Se dovessi scegliere il vero motore del ventesimo secolo, il lubrificante sociale senza il quale gli ingranaggi dell’intero sistema si sarebbero inceppati, direi che è stata la sitcom. Dalla seconda guerra mondiale sono successe molte cose: più ricchezza, più scolarizzazione, maggiore aspettativa di vita e soprattutto cinque giorni lavorativi a settimana. Per la prima volta la società si è trovata di fronte a una grossa novità: il tempo libero.

Dove trovano il tempo

Cosa abbiamo fatto con tutto quel tempo libero? Abbiamo guardato la tv. Per decenni. Prima guardavamo I love Lucy e L’isola di Gilligan, oggi guardiamo Malcolm e Desperate housewives. Solo ora, mentre ci risvegliamo dalla nostra sbronza collettiva, ci accorgiamo che questo surplus di informazioni è un guadagno. Stanno nascendo nuovi strumenti per farlo diventare più appassionante: molto più, per esempio, che non possedere semplicemente una tv.

Due mesi fa una produttrice televisiva mi ha chiamato per invitarmi al suo programma, in occasione dell’uscita del mio libro Here comes everybody. Prima del programma mi ha chiesto: “Cosa vedi di interessante là fuori?”. Le ho parlato della voce di Wikipedia su Plutone. Forse ricorderete che Plutone è stato buttato fuori dalla famiglia dei pianeti un paio di anni fa. La cosa ha scatenato un’attività frenetica su Wikipedia: la gente modificava continuamente l’articolo, cambiando la definizione da “Plutone è il nono pianeta del sistema solare” a cose tipo “Plutone è una strana roccia che ha una strana orbita ai confini del sistema solare”.

Mentre le raccontavo questo aneddoto, ho pensato che avremmo senz’altro affrontato argomenti come i social network. Invece la sua domanda è stata completamente diversa: “Ma dove trovano il tempo?”, mi ha chiesto scuotendo la testa. Sono scattato e le ho risposto che chi lavora in televisione non dovrebbe fare una domanda del genere. “Lo sa benissimo da dove arriva quel tempo: dal surplus cognitivo che teniamo nascosto sotto il tappeto da cinquant’anni”.

Esplorare i sistemi complessi

Se usiamo Wikipedia come unità di misura (ogni pagina, ogni correzione, ogni riga di codice, in ogni lingua in cui è tradotta), si arriva a un totale di 100 milioni di ore di pensiero umano. E la tv? Duecento miliardi di ore, solo negli Stati Uniti, ogni anno.

Mettiamola così: guardare la tv equivale a duemila progetti di Wikipedia. Oppure possiamo anche vederla così: negli Stati Uniti passiamo cento milioni di ore, ogni weekend, a guardare la pubblicità. Chi si chiede dove troviamo il tempo non capisce che in realtà Wikipedia è solo un piccolo progetto, una minuscola parte di quella che Tim O’Reilly chiama “l’architettura della partecipazione”.

All’inizio la società non sa che farsene del surplus, e questo spiega il gin e le sitcom. Se sapessimo cosa farcene, non sarebbe più un surplus. Quindi cominciamo a sperimentare: è proprio quando non abbiamo idea di come funziona una cosa che proviamo a usarla. L’unico modo per esplorare i sistemi complessi è provare e riprovare, con la speranza che chi sbaglia possa insegnare qualcosa agli altri. Noi ci troviamo esattamente in questa fase.

Molto meglio della tv

Un paio di settimane fa uno dei miei studenti mi ha segnalato il progetto di un professore brasiliano, Vasco Furtado. È una mappatura Wiki del crimine in Brasile. Se c‘è una rapina, un furto, un omicidio, puoi segnare il posto con uno spillo sulla mappa di Google. In questo modo si forma una mappa del crimine in tempo reale.

Ognuno di noi conosce i posti pericolosi o da evitare nella propria città, ma sono cose che sappiamo quasi senza accorgercene. Non esiste una fonte pubblica dove trovare queste informazioni. E anche se la polizia le avesse, di certo non le condividerebbe. Non è detto che la mappa del crimine abbia successo: spesso i social software falliscono, ma quando funzionano i risultati sono sorprendenti. In ogni modo, il progetto avrà fatto luce su un punto importante: ognuno di noi, lavorando con dei semplici strumenti, ha una buona probabilità di coinvolgere gli altri in un progetto e di spingerli a partecipare, creando una risorsa che sarebbe sembrata impensabile anche solo cinque anni fa.

Ecco dunque la risposta alla domanda: “Dove trovano il tempo?”. In realtà è solo parte della risposta, perché dietro quella domanda si agitava qualcos’altro: un vero e proprio giudizio. Con la produttrice televisiva abbiamo parlato anche dei gruppi che si organizzano per giocare a World of warcraft. Mi sembrava di leggerle nel pensiero: “Che sfigati, stanno a casa fingendo di essere degli elfi”.

Be’, almeno fanno qualcosa.

Avete mai visto quell’episodio dell’Isola di Gilligan in cui, mentre stanno per lasciare l’isola, Gilligan fa un bel casino e non partono più? Io l’ho visto. Quand’ero ragazzo l’ho visto un sacco di volte. E ogni mezz’ora che passavo a rivederlo era una mezz’ora rubata a Wikipedia o al blog. All’epoca avevo un alibi di ferro per non occuparmi di queste cose: non esistevano. Ero risucchiato passivamente dai mezzi di comunicazione perché non avevo altra scelta. Ora non è più così, ed è questa la novità: per quanto possa essere deprimente starsene a casa a far finta di essere un elfo, è molto peggio stare in poltrona a decidere se è più carina Ginger o Mary Ann.

Da tutto questo possiamo trarre un principio assoluto: è meglio fare qualcosa che non fare nulla. Anche quelle cretinate dei lolcat, che sovrappongono delle frasi sgrammaticate alla foto di un tenero gatto, sono un invito alla partecipazione. Il messaggio di un lolcat è semplice: “Anche tu puoi giocare, basta avere delle font sul computer”.

È un grande cambiamento, ma i mezzi di comunicazione non riescono a capirlo. Nel ventesimo secolo il loro unico obiettivo era il consumo: quanto possiamo produrre? Quanto potete consumare? Se produciamo di più, consumerete di più? Poi, però, si sono resi conto che alla gente piace non solo consumare, ma anche produrre e condividere. E sono rimasti di stucco.

Lo schermo rotto

Non vuol dire che non guarderemo più Scrubs in tv, però lo faremo molto meno. E questo è un altro punto importante: il surplus è talmente ampio che anche un minuscolo cambiamento può avere effetti enormi.

Diciamo che tutto rimane praticamente invariato, e che al 99 per cento la gente continua a guardare la tv esattamente come prima. Ma quell’1 per cento di tempo in meno è impiegato per produrre e condividere. La popolazione collegata a internet guarda più o meno un trilione di ore di tv all’anno. L’1 per cento di quelle ore, in termini di partecipazione, valgono cento voci di Wikipedia all’anno. È una gran cosa, no?

La produttrice televisiva aveva l’aria perplessa, non riusciva a seguirmi. Poi mi ha chiesto: “Ma non sarà solo una moda passeggera? Un po’ come quella mania di stare seduti su un’asta della bandiera che avevano gli americani all’inizio del novecento?”. Mi sono accalorato e ho spiegato che no, non era la stessa cosa e che quello a cui stavamo assistendo era un cambiamento epocale, più simile alla rivoluzione industriale che alla stupida mania di passare le giornate seduti su un’asta. Temo di non averla convinta, in parte perché forse non voleva essere convinta e in parte perché non avevo ancora l’esempio giusto.

Ma ora ce l’ho. Un mese fa ero a cena con degli amici. Uno di loro mi ha raccontato che, mentre stava guardando un dvd con sua figlia di quattro anni, all’improvviso lei è andata dietro alla tv e ha infilato le mani tra i cavi. Il papà le ha chiesto: “Che stai facendo?”. E lei, facendo spuntare la testa da dietro lo schermo: “Sto cercando il mouse”.

Lo sa anche un bambino di quattro anni: uno schermo senza mouse è uno schermo rotto. È inutile perdere tempo con uno strumento che non ti include. Un bambino di quattro anni, che non deve scrollarsi di dosso una vita intera passata a guardare L’isola di Gilligan, dà per scontato che qualsiasi strumento permette di consumare, produrre e condividere. È diventato il mio motto.

Quando la gente mi chiede cosa stiamo facendo (e con noi intendo l’intera società che cerca di capire come usare al meglio il proprio surplus cognitivo) gli rispondo che stiamo cercando il mouse. Lo cercheremo in tutti i posti da cui un lettore, un ascoltatore, uno spettatore o un utente è stato escluso, tutti i posti dove è stato usato passivamente o dove gli è stata servita un’esperienza precotta e malamente riscaldata.

A quel punto tutti insieme ci chiederemo: “Se usiamo un po’ del nostro surplus cognitivo e lo impieghiamo qui, riusciremo a costruire qualcosa di buono?”. Sono certo che la risposta è sì.

CLAY SHIRKY studia gli effetti sociali ed economici della rete. Ha scritto per il New York Times, Wired e il Wall Street Journal. Insegna alla New York university. Ha appena pubblicato Here comes everybody. The power of organizing without organizations (Penguin Press 2008). Ha 44 anni. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Gin, television and social surplus, ed è la trascrizione di un suo intervento alla Web 2.0 conference, a San Francisco.

(Fonte: Internazionale http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=2501)

Confermo: anche i miei bambini cercano sempre il mouse e la tastiera in prossimità di uno schermo…

— marco

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iPhone 3G: dove comperarlo (senza farsi fregare) · Jul 12, 09:21 PM


Dopo aver visto le tariffe proposte da Vodafone e Telecom (no comment), ho fatto un po’ di analisi ed ecco la soluzione per avere un iPhone 3G ad un prezzo conveniente, al costo di una passeggiata (da Milano) a Lugano:

Dalla Swisscom

Basta comperare la soluzione “Natel Easy Liberty Uno” dove per 519CHF = 320 Eur vendono un iPhone 3G slegato da un qualsiasi contratto con canone mensile (canone = 0) e poi usare la propria SIM italiana.

Naturalmente non appena Zibri avra’ rilasciato la patch per la 2.0.

Non male!

Ps: qui alcune notizie interessanti sull’unlocking della 2.0

— marco

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Dalla Via del Nord · Jul 7, 07:48 PM

La Norvegia in italiano potrebbe suonare come “Via del Nord” (NordWay o in norvegese antico Nord Veg – qui un ampio trattato).

Settimana scorsa ho speso un po’ di tempo a Porsgrunn ospite della Statoil-Hydro.
Veramente amabile: boschi, fiordi, temperatura perfetta e un effetto straniante: il sole che non tramonta mai!
Ok, ma c‘è l’orologio ad indicare l’ora.
Era quello che credevo.
Il corpo non lo capisce.
Gli occhi vedono chiaro e tutto reagisce come se fossero le 20 di sera: invece sono le 3 (di mattina): automaticamente l’adrenalina pompa e non si vuole andare a dormire.

In Norvegia ho trovato un gadget RFId simpatico e degno di nota, prodotto dalla danese www.discoversystem.com
Al ristorante dell’aeroporto di Torp dopo aver ordinato l’immancabile trancio di salmone (lacks, in norvegese, come in tedesco) invece del piatto, la gentile signorina (di Cagliari) mi porge un gettone un po’ più spesso “quando è pronto suona e lampeggia” – mi dice – “e quindi vieni a ritirare il piatto”.
Da non crederci. Dopo 5 minuti il dispositivo inizia a bippare e lampeggiare: il piatto è pronto.

Che figata: da importare… mumble mumble… ma forse da noi i ristoranti non funzionano propriamente così!


La Via del Nord fotografata con l’iPhone al ritorno.

— marco

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RFId al Franz Josef Strauss · Jun 25, 05:49 PM

All’aeroporto Franz Josef Strauss di Monaco (Francesco Giuseppe Struzzo, tradotto letteralmente in italiano), c‘è una rete wi-fi che si chiama “mucrfid”, come mi ha fatto notare giorni fa Lele

Sono stato lunedi scorso un paio d’ore all’ Airbräu (noto biergarden dell’aeroporto Monachese) a bere un paio di Weissbier, (in attesa dell’aereo in ritardo), ma il mio MacBook ha visto solo le reti di Deutsche Telekom.
La potenza di “mucrfid” non è altissima (come si vede dalla schermata inviatami da Lele) e probabilmente è localizzata ad una sola zona dell’aeroporto.

Ho cercato in rete:

Qui il doc su Microsoft-download che racconta il progetto.

Bravo Lele!

— marco

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